Carenza da Vitamine

In natura non esiste nessun alimento che contenga tutte le vitamine. Alcuni tipi di vitamine si trovano soprattutto negli alimenti di origine vegetale come la verdura, la frutta, i cereali e i legumi . Altri tipi sono invece contenuti soprattutto negli alimenti di origine animale, come carne, pesce e formaggi.

Le vitamine si possono considerare molto importanti nel prevenire numerose patologie come ad esempio infarti e ictus, purtroppo, sono sempre di più gli italiani che soffrono di gravi carenze di vitamine.

La carenza di vitamine viene solitamente definita ipovitaminosi quando le vitamine sono presenti ma sono presenti in quantità insufficienti nell'organismo e avitaminosi nei casi, molto più rari, in cui determinate vitamine sono totalmente assenti. Una carenza vitaminica ha sintomi specifici a seconda del tipo di vitamina e può causare diversi disturbi o malattie. L'ipovitaminosi può dipendere da un'insufficiente assunzione di vitamina con gli alimenti, da un aumentato fabbisogno, come avviene ad esempio in gravidanza, o dalla presenza di alterazioni intestinali che ne impediscono l'assorbimento, come nel caso di alcune patologie o di alcolismo cronico.

Fra le prime cause di questo fenomeno vi è un ridotto consumo di frutta e verdura ma non solo, scelte alimentari sbagliate, legate al tipo di vita frenetica, portano ad assumere alimenti impoveriti dei loro microelementi a causa dei processi di produzione e di trasformazione.

Le vitamine sono importanti per la salute, se assunte in quantità ottimale potenziano al massimo i meccanismi biologici di difesa. La vitamina C, l'acido pantotenico e l'acido nicotinico svolgono ad esempio una notevole azione protettiva dell'apparato cardiovascolare, proteggendolo dall'accumulo di colesterolo e di grassi nel sangue. Non solo, la vitamina E, insieme alla C e il Beta carotene sono dei fondamentali scudi contro i radicali liberi, che sempre più incidono nella patologia degenerativa delle cellule e dei tessuti.

Gli esperti spiegano poi che le vitamine sono risultate fondamentali in due patologie, nella statosi epatica (l'accumulo di grasso nel fegato) e nella sindrome metabolica, dove le vitamine vengono utilizzate per la loro azione antiossidante (vitamine E, C ed A) e per l'azione favorevole sull'utilizzazione dei diversi substrati energetici (vitamine del gruppo B). Inoltre, un corretto apporto vitaminico (acido folico, vitamina B6 e B12) rappresenta un importante strumento per l'approccio terapeutico sui fattori di rischio indipendenti per lo sviluppo di patologie cardiovascolari, come arteriosclerosi, ictus cerebrale e infarto del miocardio.

Come abbiamo visto le vitamine B1 (tiamina), B2 (riboflavina), B3 (niacina), B5 (acido pantotenico), B6 (piridossina), B12 (cobalamina) e C (acido ascorbico), l'acido folico e la biotina sono tutte vitamine idrosolubili. Questa classe di vitamine viene assorbita con facilità dall'organismo che non è però in grado di accumularle. Le vitamine idrosolubili (cioè che si sciolgono in acqua) sono tutte le vitamine del gruppo B e la vitamina C. Dal momento che si sciolgono in acqua, non danno stati di ipervitaminosi, perché il corpo elimina l'eccesso per via renale Pertanto nel caso delle vitamine idrosolubili non esistono vere e proprie riserve e la loro assunzione con gli alimenti deve essere pressoché costante. Una dieta sbilanciata caratterizzata da un ridotto consumo di alimenti di origine vegetale può invece condurre ad una carenza di vitamine idrosolubili. In caso di assunzione eccessiva non vi è invece rischio di tossicità in quanto il surplus vitaminico viene facilmente eliminato con le urine o con il sudore.

 

Invece, le vitamine A, D, E e K sono vitamine liposolubili. Per questa loro caratteristica possono essere immagazzinate dal fegato e dai tessuti adiposi. Nel caso delle vitamine liposolubili esistono pertanto delle vere e proprie riserve a cui l'organismo può attingere nei momenti di necessità. Per essere assorbite le vitamine liposolubili necessitano della presenza dei grassi. Non a caso le fonti più significative di queste sostanze si trovano in cibi particolarmente ricchi di lipidi come oli, formaggi, insaccati ecc. Di conseguenza è logico pensare, che chi segue una dieta povera di grassi possa manifestare nel tempo carenze vitaminiche più o meno marcate.

 

Ricordiamo infine che con la normale alimentazione non vi è alcun rischio di iper o ipovitaminosi. Il rischio di ipervitaminosi è maggiore utilizzando integratori mentre il rischio di ipovitaminosi sale in caso di malnutrizione, in caso di aumentato fabbisogno (ad esempio durante la gravidanza e l'allattamento) ed in caso di diete sbilanciate o carenti in particolari alimenti (chetogeniche e simili).

Sono invece a rischio di sviluppare ipovitaminosi soggetti:

- che seguono diete ipocaloriche o ipolipidiche estreme
- vegetariani (o esclusione di cibi specifici, dieta squilibrata)
- atleti anziani (difficile assorbimento di B12)
- scarsa esposizione al sole (Vit. D)

. Seguendo un'alimentazione corretta ed equilibrata è difficile avere stati di avitaminosi. Sono possibili stati di carenza invece, in quelle situazioni in cui aumenta il loro fabbisogno, come gravidanza, allattamento, accrescimento o attività sportiva molto intensa.

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